Intervista con Sibyl von der Schulenburg, fondatrice dell’associazione Artisti Dentro onlus

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Sibyl von der Schulenburg

In IntervisteNews

Parliamo con Sibyl von der Schulenburg, fondatrice dell’associazione Artisti Dentro onlus, che promuove da anni l’omonimo premio rivolto ai carcerati, poi pubblicato. L’ultima uscita è “In galera con il Covid20” (https://ilprato.com/libro/in-galera-con-il-covid20/) .

Artisti Dentro 2020

Intervista a cura di Marta Molinari

  • Come è nata l’associazione Artisti Dentro e quale è il suo scopo?L’impresa è nata quasi per caso in seguito a un convegno in cui fui chiamata a esprimermi sul potere terapeutico della scrittura. In quel frangente, toccando anche l’argomento della detenzione, decisi di fondare un particolare premio letterario riservato ai detenuti, un’occasione per confrontarsi con la propria scrittura guidati da un editor esterno. Chi scrive, e ha la fortuna di incontrare un editor competente, sa che il rapporto che s’instaura tra loro può assumere anche i connotati del rapporto tra psicoterapeuta e cliente (non uso volutamente il termine “paziente” conformemente al modello di terapia cognitivo comportamentale). L’associazione è nata dunque da me, ma si è rafforzata e sviluppata con l’aiuto di un paio di imprenditori che hanno creduto nell’impresa del recupero sociale attraverso l’arte.

    L’obiettivo era l’applicazione dell’articolo 27 della nostra Costituzione, ossia il diritto del detenuto alla rieducazione, termine orribile ma il concetto è semplice: recuperare le pecore nere perché l’intero gregge possa continuare a progredire.

    Per far ciò dobbiamo intervenire più sulla popolazione libera che su quella carceraria, togliere le carceri da quella zona negletta in cui i “giusti” le collocano e lo facciamo attraverso le voci dei carcerati, creando un ponte tra il dentro e il fuori. Per questo pubblichiamo l’antologia annuale, partecipiamo a convegni e ne parliamo il più possibile.

  • Perché lavorate prevalentemente con i concorsi?Credo che sia stata la miglior idea che ci potesse venire. Ho fatto tanto agonismo nella mia vita, ho sempre amato la competizione e ho vinto molto in concorsi di vario genere, dalla letteratura all’equitazione passando anche dalla pittura. I miei studi di giurisprudenza prima e psicologia poi, mi hanno portato a riconoscere e valutare alcuni meccanismi psicologici che criminali e personaggi di successo –ad esempio alcuni imprenditori e scienziati– hanno in comune. Sono anch’io un imprenditore e conosco il valore di ambizione, motivazione e obiettivo. L’ambizione può essere definita il desiderio di migliorare, di raggiungere l’obiettivo prefissato e realizzare un compito. La motivazione è uno stato interno che attiva, dirige e mantiene nel tempo un comportamento, è alla base dell’ambizione e quest’ultima è un forte motore della vita, il propellente dell’evoluzione, della ricerca, dello sviluppo personale, della crescita in generale.

    Oltre a ciò, il concorso ci permette di raggiungere potenzialmente ogni detenuto, che sia nel carcere modello di Bollate piuttosto che in quello di massima sicurezza di Parma: dove arriva il servizio postale –tutelato dalla legge italiana– arriviamo anche noi. È così che tra i nostri partecipanti troviamo detenuti sottoposti al regime 41bis come anche i detenuti in attesa di giudizio, sezioni maschili e femminili.

    I nostri concorsi (www.artistidentro.com) a premi sono essenzialmente tre, nei campi della scrittura, dell’arte culinaria e dell’arte visiva. Del primo abbiamo già detto; alle classiche sezioni di narrativa e poesia abbiamo aggiunto il testo rap, nato per i ragazzi ma che ha riscontrato un certo successo anche presso detenuti più anziani. In occasione dell’Expo2015 abbiamo aggiunto Cuochi Dentro, un concorso a cui si partecipa con ricette culinaria replicabili nelle celle poiché nelle carceri italiane si cucina. L’amministrazione penitenziaria serve il vitto su un carrello che gira nella sezione e lascia il cibo nelle celle ma, a salvo eccezioni, pare che sia poco appetibile. È così che i detenuti, che hanno diritto di tenere un fornelletto da campeggio –ufficialmente per scaldare le vivande che dal carrello arrivano fredde– s’ingegnano a cucinare con i pochi mezzi che hanno, creando talvolta piatti prelibati se non raffinati.

    Il nostro terzo concorso è nato soprattutto nella convinzione di dover dare a tutti una possibilità di esprimersi, anche ad analfabeti e non italofoni, ed è così che si è scelta la pittura come linguaggio universale. Volendo restare nel campo della partecipazione per corrispondenza, abbiamo attivato un concorso di mail-art imperniato su cartoline decorate dai detenuti e poi spedite via posta, non imbustate.

  • Dato che il tema toccato in questa edizione è il Covid, come è stato vissuto dai carcerati e come ha influito sulle loro produzioni?Il Covid è stato come un secondo giro di chiave per i detenuti. Hanno dovuto rinunciare alle visite dei parenti, agli stimoli dei corsi di arte e cultura, all’aiuto dei volontari e a tanto altro. Abbiamo registrato un calo di partecipazioni tra i pittori perché non ricevevano le cartoline su cui dipingere, un rallentamento nella corrispondenza con gli scrittori e un incremento nel desiderio di cucinare che rifletteva quello dei cittadini liberi che, costretti in lockdown, si sfogavano ai fornelli. Siamo stati tra i pochi che hanno offerto progetti artistici nel 2020, proprio perché restiamo all’esterno e tiriamo fuori le voci dei detenuti per comunicarle alla società libera attraverso la nostra antologia annuale.

    I casi di Covid nelle carceri italiane sono poco noti alla popolazione libera, ma lì dentro ci si sente davvero come topi in trappola e servono nervi saldi, anche da parte dei dipendenti dell’amministrazione penitenziaria, per disinnescare il panico che minaccia di esplodere ogni momento.

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