Intervista con Salvatore Metrangolo, autore di “I lavoratori sono i nostri finanziatori I bilanci della Federazione Comunista Padovana dal dopoguerra allo scioglimento del PCI (1948-1989)”

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Salcvatore Metrangolo

In IntervisteNews

Salvatore Metrangolo ci parla del suo saggio: “I lavoratori sono i nostri finanziatori I bilanci della Federazione Comunista Padovana dal dopoguerra allo scioglimento del PCI (1948-1989)” (https://ilprato.com/libro/i-bilanci-della-federazione-comunista-padovana/) .

Intervista all’Autore a cura di Marta Molinari

 

  • Perché la necessità di scrivere questo libro?

Il 21 gennaio 2021 ricorrerà il centenario della fondazione del partito comunista italiano che nacque a Livorno come Partito Comunista d’Italia (Pcd’I) il 21 gennaio 1921. Si tratta quindi di un anniversario fondamentale che, anche attraverso questo libro, abbiamo voluto onorare come Fondazione Nuova Società che oggi a Padova è il punto di riferimento culturale e politico della Sinistra ed erede della tradizione ex Pci-Pds e Ds.
L’obiettivo principale per cui è stato scritto e pubblicato è soprattutto quello di ricostruire una piccola e specifica parte della storia del Pci di Padova per favorire un confronto serio ed approfondito, lontano dall’agiografia e da ogni possibile strumentalizzazione nostalgica sulle caratteristiche del Pci padovano.

  • Quale il punto più importante da sottolineare sul bilancio della federazione comunista padovana?

Il punto più importante, che ho cercato di sottolineare nel libro, è la grande attenzione che la federazione del Pci di Padova ha sempre avuto nei confronti dell’autofinanziamento, fondato in particolare su quattro voci fondamentali: il tesseramento, l’obiettivo stampa e propaganda, gli introiti delle feste de l’Unità e i versamenti di eletti e nominati nelle Istituzioni e negli Enti. Grazie ai fondi così raccolti la federazione padovana è stata in grado di promuovere le proprie campagne politiche e soprattutto strutturarsi e radicarsi in un territorio politicamente difficile quale quello padovano che, come tutto il Veneto, è stato dominato dalla Democrazia Cristiana che si caratterizzava, seguendo gli indirizzi nazionali, per atteggiamenti e politiche marcatamente anticomuniste.
Inoltre, un ulteriore punto per me estremamente importante da tenere presente è il ruolo svolto a Padova dal c.d. «Centro economico», cioè la struttura di gestione delle attività economiche della federazione padovana. Alla guida ci fu inizialmente Cesare Milani, figura importante nella storia del partito padovano che gestiva tutta l’attività “imprenditoriale” promossa dal Pci di Padova, comprendente alberghi ed altre società i cui proventi hanno assicurato alla federazione ingenti risorse per poter portare avanti la propria attività politica sul territorio. Il «Centro economico» è stato, come ha sottolineato il professor Giacomo Pasini nella sua prefazione al libro, lo strumento principale attraverso cui il Pci di Padova già all’inizio degli anni ‘60 ha deciso di “stare” nell’economia di mercato rispettandone le regole, ma cercando anche di coglierne le opportunità. È stata una scelta lungimirante che ha evidenziato come il Pci padovano, con la costituzione del «Centro economico», abbia effettivamente fatto propria l’idea del “partito nuovo” di Togliatti basata sulla necessità che il partito perseguisse il progetto comunista tramite la democrazia.

  • Cosa si intende con “I lavoratori sono i nostri finanziatori”?

Il titolo del libro riprende un altro titolo, quello di un volantino stampato nel 1975 dalla federazione e distribuito in migliaia di copie alla cittadinanza. Mi è sembrato un titolo perfetto per un libro sull’organizzazione del Pci di Padova vista attraverso l’analisi dei suoi bilanci. In effetti, il messaggio che in quel caso la federazione ha voluto dare non solo ai propri militanti già iscritti, ma anche a tutta la popolazione non comunista è stato chiaro: il Pci è un partito composto da lavoratori, per lo più operai delle fabbriche e contadini salariati e sono loro, attraverso la militanza, il volontariato e l’impegno gratuito (generalmente messo a disposizione ben oltre il loro normale orario di lavoro) a garantirci le risorse necessarie per fare politica, insieme ai versamenti degli eletti che trasferiscono al partito i loro gettoni. Il Pci di Padova, insomma, con quel volantino ha voluto affermare pubblicamente e con nettezza il valore della trasparenza nella gestione economica del partito.
Come ha scritto Alessandro Naccarato nella sua introduzione, uno dei tratti fondamentali del Pci di Padova è costituito proprio dalla scelta di trovare risorse in modo trasparente e nel rispetto della legge sul finanziamento dei partiti che ha poi consentito al partito di non essere coinvolto nei processi che portarono alle condanne di numerosi esponenti dei principali partiti a livello locale: Dc, Psi, Pri, Pli, Psdi.

In questa maniera, come hanno scritto sul volantino del ’75, la federazione si è sempre assicurata la possibilità di fare politica in modo «libero da condizionamenti e da ricatti».

  • Oggi, quale è l’eredità storica della federazione e come rivive?

L’eredità della storia ricostruita nel libro e anche di quella successiva riguardante il Pds e i Democratici di Sinistra fino alla costituzione del Partito Democratico nel 2007, è oggi raccolta dalla Fondazione Nuova Società sia per quanto riguarda il patrimonio culturale e politico sia per quello materiale legato alle sedi sparse sul territorio padovano, costruito e mantenuto negli anni -fino ad oggi- dall’impegno comune di dirigenti e militanti del Pci-Pds-Ds di Padova.
Ecco perché nel libro, pur fermandoci al 1989 perché si tratta di una pubblicazione legata appunto al centenario di fondazione del partito comunista italiano, ho voluto inserire una parte conclusiva legata all’oggi: per sottolineare che il patrimonio non si è affatto disperso, né quello materiale né quello politico- culturale ma vive all’interno della Fondazione che, da statuto, «si riconosce nei valori e nella cultura della sinistra democratica italiana ed europea» e ha il compito di promuovere  «attività di pubblica utilità volte allo studio, alla ricerca, alla formazione, alla promozione della cultura e dell’arte e alla tutela dei diritti civili». La fondazione oggi amministra il patrimonio immobiliare del Pci-Pds-Ds di Padova facendo sempre particolare attenzione, come sottolineo nel libro, a metterlo al servizio di soggetti, gruppi, organizzazioni e associazioni della Sinistra, con la consapevolezza che si tratta di un patrimonio che ha una precisa identità e deve perciò tenere fede alle finalità per cui è stato costruito nel tempo: dare corpo e gambe agli ideali di progresso, crescita e promozione sociale di cui la Sinistra si deve fare interprete. Inoltre, oggi più della metà degli immobili della Fondazione sono concessi in comodato d’uso al Partito Democratico e questo elemento rende evidente il suo ruolo fondamentale che mantiene tuttora a più di dieci anni di distanza, nella delicata fase di costituzione e avvio del Partito Democratico. Senza l’aiuto della Fondazione, infatti, il PD avrebbe avuto e ancora avrebbe oggi difficoltà insormontabili a garantire una seppur minima presenza fisica nel territorio.

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