Che rapporto c’è tra ragione e parola? Una simile domanda non interroga solo la razionalità che è possibile ascrivere eventualmente al linguaggio, ma diventa portatrice di ben più profondi echi quando vi si legga la Parola Rivelata, la Scrittura.
Spinoza è un filosofo d’eccezione a cui porre simili questioni. La parola – e anche la Parola rivelata – ha una sua intrinseca ragione, nel senso di ragionevolezza e razionalità, la quale chiede di essere riscoperta e compresa. Ma vi è anche una ragione del parlare, un insieme di motivazioni, istanze, ragioni, che spingono gli uomini a proferire voci e soprattutto a dare il loro assenso e riporvi la loro fede.
I saggi qui raccolti – pur nella differenza di metodologie e approcci filosofici con cui sono stati redatti – intendono seguire nel testo spinoziano le diverse linee di forza che si innervano a partire da una simile interrogazione, tanto storica quanto teoretica. Più che risolvere questioni, l’intento comune è quello di richiamare l’attenzione sulle domande che i testi del filosofo olandese suscitano, non solo nell’ottica intra-testuale dell’esegesi spinoziana, ma anche in un più ampio orizzonte di dibattito, legato ai temi della religione, dell’ermeneutica, del linguaggio e senz’altro della libertà.
“La ragione della parola. Religione, ermeneutica e linguaggio in Baruch Spinoza” a cura di Francesco Camera e Andrea Sangiacomo è un testo di sicuro interesse per gli studiosi e appassionati di filosofia, per gli studenti e docenti universitari.

