Intervista a Francesco Trovò, curatore del volume “Feste e rievocazioni storiche. Un patrimonio da salvaguardare”

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Rievocazioni storiche

In IntervisteNews

Francesco Trovò ci parla del volume da lui curato “Feste e rievocazioni storiche. Un patrimonio da salvaguardare”, che raccoglie gli atti dell’omonimo convegno tenutosi il 6 dicembre 2018 a Venezia (https://ilprato.com/libro/feste-e-rievocazioni-storiche/) .

 

Intervista all’Autore a cura di Marta Molinari

  • Quali sono le motivazioni che hanno sostenuto la promozione e lo svolgimento del convegno?

Tra i beni culturali assoggettati al d.lgs 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice) vi sono anche i beni demoetnoantropologici, di tipo materiale e immateriale. Dal 2016, in base al d.M. 44 del 23 gennaio, le Soprintendenze sono suddivise in 7 aree funzionali, riguardanti rispettivamente: l’organizzazione e il funzionamento; il patrimonio archeologico; il patrimonio storico e artistico; il patrimonio architettonico; il paesaggio; l’educazione e la ricerca, il patrimonio demoetnoantropologico. Le attività afferenti quest’ultima area funzionale relativamente alla Soprintendenza SABAP per il Comune di Venezia e Laguna riguardano le valutazioni di competenza sullo svolgimento dei grandi eventi cittadini, alcuni di questi di valore storico come la festa della Sensa, Il Carnevale, Il Redentore e la Regata Storica. Tali eventi, oltre a richiedere il coinvolgimento dell’ente di tutela sull’esame di strutture e apparati necessari, assumono un significato culturale importante meritando il sostegno del MiBACT, non solo a Venezia. La sollecitazione derivante dal desiderio di approfondire i significati e le occasioni di riflessione, nonché l’avvio di attività di tutela in particolare sulle imbarcazioni tradizionali lagunari e sulla cultura marinaresca, ha stimolato la promozione e lo svolgimento del convegno, che è stato suddiviso in due sezioni, una riferita a eventi veneziani e un’altra estesa ad altre situazioni.

  • Qual è il ruolo della partecipazione nella salvaguardia di questi eventi?

Gli eventi che sono stati oggetto del convegno esercitano un ruolo identitario per le città e per le popolazioni e normalmente risultano molto seguiti e partecipati nei territori, ma al contempo il Codice non ne consente una specifica forma di tutela, in quanto per la maggior parte si tratta di eventi dal contenuto immateriale, benché possano interessare anche oggetti materiali, come costumi, elementi simbolici, imbarcazioni tradizionali. La partecipazione e la rappresentatività identitaria che tali eventi suscitano nella popolazione locale ne alimenta sia la ripetizione nel tempo, in certi casi anche mediante variazioni sul tema, sia il valore assunto da un punto di vista culturale. La presenza di un provvedimento di tutela, quandanche fosse possibile per questo tipo di “cose”, risulterebbe di efficacia comunque subalterna rispetto al ruolo esercitato dal sentire comune associato a eventi di questa natura, che, di fatto, consente di mantenerli vivi agevolandone la salvaguardia.

  • Quale invece quello dell’UNESCO?

Dopo la Convenzione per la salvaguardia del patrimonio immateriale di Parigi del 2003, ratificata dall’Italia nel 2007, 14 beni immateriali italiani e transnazionali di tipo demoetnoantropologico sono stati inseriti nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, tra cui l’“Opera dei Pupi siciliani”, il “Canto a tenore sardo”, il “Saper fare liutaio” a Cremona, e di recente anche l’”arte delle perle di vetro”. Lo scopo è quello di rafforzare il sistema di protezione delle espressioni particolarmente vulnerabili dell’identità culturale dei popoli, costituito dalle tradizioni, dall’insieme dei saperi, delle espressioni linguistiche e artistiche in vari ambiti: teatro e musica, celebrazioni religiose e riti, tecniche tradizionali di artigianato e arti varie. Molte delle feste tradizionali e delle rievocazioni storiche del Paese potrebbero a buon titolo rientrare nella Lista, ad esito del completamento di un iter di candidatura, che consentirebbe a tali eventi di essere riconducibili a un elemento tangibile e universalmente riconosciuto di culturalità.

  • Che prospettiva possono avere questi beni in relazione alla ratifica della Convenzione di Faro?

Solo recentemente ratificata dall’Italia, la “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società” siglata a Faro nel 2005 da diversi paesi europei, prevede un’assunzione di impegno nel riconoscere il diritto a partecipare alla vita culturale, basandosi sul fatto che la “conservazione dell’eredità culturale, ed il suo uso sostenibile, hanno come obiettivo lo sviluppo umano e la qualità della vita”. Con la Convenzione di Faro, i Paesi partecipanti si impegnano affinché l’eredità e la partecipazione al patrimonio culturale sia un diritto di tutti, favorendo la tutela dello stesso patrimonio. L’affermazione del diritto al patrimonio culturale, come introdotto, va inteso come fattore cruciale della società, e potrà nel tempo risultare uno strumento complementare rispetto agli strumenti di tutela e condivisione consapevole introdotti dalle legislazioni nazionali e dalle azioni di UNESCO per la tutela diretta delle espressioni identitarie collettive, consentendone la salvaguardia della relativa eredità culturale.

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