Numero 10 ABSTRACT

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In Filoforme - Abstract ITA

FILO FORME anno 4 n. 10

 

Presentazione
Isabella Campagnol Fabretti

Divise o uniformi?
I due apparentemente antitetici termini sono indifferentemente impiegati per indicare una tipologia vestimentaria dalle origini antiche; “divise”, cioè fregiate dei colori degli stemmi o arme gentilizi erano infatti le vesti fornite ai loro uomini più fedeli dai signori medioevali e, soprattutto, rinascimentali, mentre le “uniformi” nel senso moderno del termine, un insieme di vesti ed accessori identici indossati dai militari degli eserciti regolari, forniti dal “datore di lavoro”, cioè dal sovrano nel cui esercito si militava, ed indispensabili sul campo di battaglia per riconoscere il nemico dall’amico, nascono nella seconda metà del Seicento.In Italia sarà il reggimento Monferrato del re di Piemonte il primo, nel 1664, ad adottare una uniforme ufficiale, anche se sarà solo nel secolo successivo che le uniformi vere e proprie verranno codificate e regolamentate, con gradi ed accessori rivelatori dello status e del ruolo rivestito dal militare. I contributi raccolti in questo numero di Filoforme offrono alcuni interessanti approfondimenti su questo tema specifico, quasi “di nicchia”, della storia del costume; l’analisi di Stefano Franzo descrive l’appassionata attenzione al tema da parte delle riviste di moda maschile del XIX secolo, offrendo ai lettori una dovizia di meticolose istruzioni sulla realizzazione di diversi tipi di uniformi, con figurini e modelli ad illustrare le descrizioni. Lungi dall’investire il solo mondo militare, nell’Ottocento l’uniforme è veste indossata anche dagli impiegati civili, ed Elisa Masiero illustra come questo tipo di uniformi, dai tempi di Roma imperiale, passando attraverso le vesti degli ordini cavallereschi, giungano alla puntigliosa precisione delle vesti indossate dai funzionari degli stati europei del XIX secolo, con un occhio di riguardo al regno Lombardo Veneto, il cui vasto panorama di uniformi viene approfondito con precisazioni sui dettagli dell’abbigliamento dell’abito dei funzionari e impiegati del regno, degne della ottocentesca e “borghese” passione per questo genere di abbigliamento. Eccezione, in un mondo maschile come quello delle uniformi, la divisa indossata dalle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana; fin dalla nascita del Corpo Infermiere Volontarie C.R.I. viene avvertita l’esigenza di sancire la professionalità ed il ruolo di queste infermiere, che abbandonano il capriccioso mondo della moda femminile per la severità di una quasi monacale uniforme che le distingueva tra il personale delle formazioni militari in cui venivano impiegate e le proteggeva, grazie alla neutralità del simbolo della Croce Rossa.

Uniformi civili nel Regno Lombardo-Veneto
Elisa Masiero (pag. 3)

Profonda è l’influenza esercitata dalle vesti militari sulla moda civile, che mutua dalle prime particolari tipologie di tessuto ed elementi accessori. L’uniforme militare ha funto anche da esempio nella definizione delle divise dei corpi municipali, di associazioni sportive e patriottiche, nel rispetto di apposite normative dirette a tutelare estetica e decoro nonché mirate ad evitare analogie con il vestiario delle forze armate statali. Nel Regno Lombardo-Veneto, la legislazione in materia di uniformi civili è sancita dal decreto Normale per l’Uniforme accordato agli Impiegati dello Stato pubblicato a Milano e Venezia nel 1815. I decreti atti a determinare foggia e caratteristiche delle uniformi sono accompagnati da figurini e spesso, dai modelli dei ricami a grandezza naturale; tra i motivi diffusi nel Lombardo-Veneto, ricorrono rami frondosi intrecciati a nastri, foglie di vite, grappoli d’uva e spighe di grano con andamento a meandro, ripresi dalle divise dell’Impero Asburgico. Essi possono essere ricondotti a precisi significati simbolici, rappresentativi delle virtù che ogni pubblico funzionario deve praticare nell’esercizio delle proprie mansioni. Si delinea così la professione del disegnatore per la produzione di abbigliamento in serie (precedente prossimo degli stilisti di moda), con il conseguente sviluppo dell’attività di ditte specializzate, con le quali furono chiamati a collaborare anche noti pittori e disegnatori quali Quinto Cenni e Mosé Bianchi.

Notizie dal “Giornale dei Sarti” sulle uniformi per la guardia nazionale e i volontari
Stefano Franzo (pag. 7)

In un momento storico e politico ben preciso anche un periodico altamente specializzato e dedito alle novità della moda francese quale il “Giornale dei Sarti” ebbe modo di occuparsi di uniformi. Oltre che fornendo i necessari figurini e modelli il giornale si impegnò in un’opera di informazione volta a un pubblico non ristretto e talora di provincia. Agli associati si dava la possibilità di accedere alle prescrizioni date dai regolamenti ufficiali e di informarsi con esattezza sui modelli, i colori e i materiali necessari al taglio e alla confezione delle divise. Tali dati danno anche conto di una specifica domanda da parte del sarto, il quale doveva saper realizzare, secondo norme precise e ineludibili e un’alta professionalità, le uniformi richieste dai “militi”. Questo in un contesto che talora lascia pure trasparire un serpeggiante dibattito sul primato della sartoria francese su quella italiana.

Sorelle. Le uniformi storiche delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana
Isabella Campagnol Fabretti (pag. 10)

In un mondo in cui “uniforme” era ancora un termine declinabile al solo genere maschile, le divise delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana hanno sancito la visibilità di un ruolo che, seppure da tempo esistente e ritenuto indispensabile, solo agli inizi del XX secolo ottiene una precisa identificazione, grazie anche ad uniformi che, se inizialmente lasciano qualche concessione alla civetteria dell’acconciatura e dell’abito, ben presto vengono precisamente regolamentate e rese più funzionali in relazione con le attività svolte.

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