Che cos’è la filosofia per Platone? Un’impegnativa, classica, domanda, che viene affrontata in questo libro a partire da una sua brusca riformulazione: che cos’è la vita filosofica? O, più semplicemente, chi è Socrate? Sulla scia della celebre istruzione aristotelica – «per comprendere che cos’è la saggezza, osserviamo coloro che additiamo dicendo ‘i saggi’» (Etica Nicomachea, VI, 5), si mettono qui da parte le interpretazioni di scuola e ci si limita ad osservare Socrate mentre cammina incontro ai suoi interlocutori.
Infatti, prima di tutto, il dialogo è un incontro, l’instaurarsi di un legame affettivo. Ed è nelle forme di tale affezione che si svolge il filo della vita filosofica, perennemente osteggiata, emarginata dalle dominanti forme della disaffezione, dell’ostilità, dell’indifferenza, in cui si avviluppano, spesso loro malgrado, le vite dei più, le vite di noi tutti. L’amore della saggezza, la “filosofia”, conduce irresistibilmente Socrate verso gli uomini (da Clitofonte a Protagora, da Gorgia a Polo, da Callicle a Menone), obbligandolo a prendersene cura. Ma le medicine spesso sono amare e il loro sapore mette in fuga, o peggio rende pericolosi, proprio coloro che più ne avrebbero bisogno.

