Non può esserci poesia dopo Auschwitz

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Non può esserci poesia dopo Auschwitz. La morte del bello artistico

Come leggere oggi una poesia? Con che occhi guardare un’opera d’arte? Come brandire ancora la penna? Dopo la tragedia di Auschwitz, i cui campi ci rincorrono come ombra di banquo, l’individuo è condannato al gramsciano dramma di Cavalcante (lo stesso che Pasolini cita nelle ceneri di Gramsci), imbalsamato vivo senza un presente che trascini seco possibili letture di sé. Al postutto e gli orribili scenari che, con blandizia e smanceria, la struttura economica trascina (come trascinasse un cadavere) con sé, sono opere d’arte soltanto quelle che non lo sono più. Con il bello infirmato e ghiacciato ai cancelli di Birkenau, si manifestano sempre più sovente i sintomi della dipartita del bello, avvenuta per mano suicida della stessa vita, sotto consiglio bisbigliato all’orecchio dal panoptico esistente, sempre più eterodiretto e “congelato” dai cartelli industriali.

Dopo Auschwitz, e ce lo racconta Adorno, non è più possibile scrivere poesie. L’ànankē dell’arte così sprofonda nel Kluft estetico: messaggio nella bottiglia o promessa mancata? Accettazione a-critica o negazione interna? Tale saggio pare riassumibile in tale sintesi icastica: dopo Auschwitz tutto è a posto perché niente lo è davvero. L’ultimo sussulto di puro spirito, l’ultimo balenio di verità coincide col il dissonante, ciò che meglio esprime la nostra reale condizione di esseri divisi, lacerati, abbarbicati alla frammentazione. Quale destino dopo tale barbarie totalitaria? L’amor fatui, nella nostra condizione di nulla, fra un vinile di Tenco e una tash di Picasso, fra un’illuminazione adorniana e un’elucubrazione gramsciana, fra un saggio di Marcuse e un monito di Nuccio Ordine: “dalle ali incenerite dell’angelo novus benjaminiano noi risorgeremo”.

Prefazione di Chiara Ortuso

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2025

Domenico Barillaro nasce in Calabria, precisamente a Locri (RC), nel bruciante luglio del duemiladue. Ottiene – nel 2025 – la laurea in filosofia presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove ancor oggi, mutatis mutandis, si cimenta circa lo studio delle scienze filosofiche. Tra le sue pubblicazioni troviamo “Tutti tranne Calliope” (De Nigris Editore, 2023); “Perso¯nae” (Leonida Edizioni, 2024) e l’ormai prossima all’uscita “Dissonanze” (Bertoni Editore, 2025) con la prefazione di Diego Fusaro e la postfazione di Chiara Ortuso. Ricercatore profondissimo circa la letteratura scientifica, poeta scorticato, saggista prolifico, drammaturgo d’eccezione; questo il ricettacolo nel quale si concentrano i gangli delle sue idee. Le sue ricerche vertono principalmente circa le figure di Adorno, Benjamin, Marcuse, Beckett, Gramsci e la figura, da sempre acquattata dagli altri, di Luigi Tenco, sovente centro nevralgico dei suoi ultimi scritti.