Monte Piana monte pianto

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2024

La guerra di posizione che si impose sul Monte Piana dal 24 maggio del 1915 al 3 novembre 1917 condizionò i contendenti per trenta mesi, nei quali una moltitudine di soldati, per lo più non avvezzi alla vita severa della montagna, visse una gravosa esperienza di sofferenza e privazioni, comunque riuscendo ad adattarsi all’ambiente ostile, rivoluzionandolo nel suo aspetto naturale e trasformandolo secondo le esigenze della tattica militare, ma ancor più dalla logica della sopravvivenza.

L’intento di questa pubblicazione è di narrare cronologicamente i vari episodi delle azioni avvenute in questo settore del fronte, integrati da alcuni argomenti di carattere generale riguardanti l’organizzazione del campo di battaglia e da qualche semplice nozione di logistica militare; ma si è anche voluto descrivere come si svolgesse la vita del soldato nei momenti in cui la guerra lasciava brevi spazi per un’esistenza che avesse la parvenza di normalità.

Dai brani riportati dei diari si può comprendere quale fosse lo stato d’animo della truppa nei momenti più critici del combattimento e la presentazione di alcuni dei protagonisti di allora aiuta a capire come il fattore umano sia il legante indispensabile per tramandare la memoria di ciò che è stato. Proprio per questo, la rinascita del Monte Piana è avvenuta dall’incontro dei reduci che, per ricordare i propri compagni caduti, nel dopoguerra hanno sentito l’esigenza di erigere un rifugio e una chiesetta alpina, accrescendo così l’interesse per questo luogo storico, culminato con l’idea di trasformarlo in un museo a cielo aperto e condividendo la certezza che solo conoscendo le sofferenze passate queste possano divenire monito per le generazioni future.

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2024

Alberto Gottardo, classe 1960, padovano, capitano degli Alpini nella riserva, è il presidente della associazione che dal 1983 cura il Museo Storico all’aperto del Monte Piana. Appassionato di storia della Prima Guerra Mondiale, da oltre quarant’anni condivide con il gruppo volontari “Amici del Monte Piana” la conservazione delle opere militari italiane ed austriache su questa montagna dolomitica. Per il suo impegno nel recupero manuale delle trincee, abbinato allo studio del terreno e della storia ufficiale del luogo, può essere considerato uno tra i più esperti conoscitori di quel monte, ribattezzato dai soldati che vi combatterono più di cento anni fa “Monte Pianto”.